Visite dal primo febbraio 2017

martedì 15 agosto 2017

Buon Ferragosto

Un felice Ferragosto alle amiche e agli amici di questo portale
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(Nel mese di agosto, per motivi non dipendenti dalla nostra volontà, questo portale sarà "aggiornato" saltuariamente. Ci scusiamo con le amiche e con gli amici che seguono con assiduità le nostre modeste noterelle e auguriamo loro una serena estate).

giovedì 10 agosto 2017

La buona lingua? Si apprende dalla stampa...


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Non c'è nulla da fare, purtroppo, i titolisti del quotidiano in rete persistono, imperterriti, nell'orrore nonostante le ripetute segnalazioni. Speriamo che l'autodemolitore, cioè la persona addetta all'autodemolizione, non abbia riportato gravi ustioni. In fiamme è andata l'officina.

Gabrielli: autodemolizione
[au-to-de-mo-li-zió-ne]
s.f. (pl. -ni)

Demolizione di vecchie automobili per ricavarne le parti utilizzabili come ricambi
|| Officina dove avviene tale operazione

autodemolitore
[au-to-de-mo-li-tó-re]
s.m. (pl. m. -ri; f. -trìce, pl. -ci)

Chi esercita l'autodemolizione come mestiere
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Treccani:
autodemolizióne s. f. [comp. di auto-2 e demolizione]. – Propr., demolizione di autoveicoli (vecchi o inservibili); comunem. il termine viene usato, per lo più al plur., per indicare officine o centri che provvedono alla raccolta e alla demolizione (con eventuale riutilizzazione delle parti ancora valide) di autoveicoli in disuso.

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* Titolo della prima pagina, quello della pagina interna è stato emendato...



martedì 8 agosto 2017

Nei meandri della lingua (il correttore e il conrettore)


Prima di addentrarci nei meandri della lingua che – come abbiamo visto altre volte – è ricchissima di parole che usiamo con la massima indifferenza senza conoscerne il significato “recondito”, soffermiamoci un attimo sull’accezione “nascosta” di meandro, appunto. Adoperiamo questo termine quando vogliamo mettere in particolare evidenza l’ “intricatezza” e la “tortuosità” del linguaggio di talune persone nell’esporre il proprio pensiero o il proprio scritto. Il meandro, dunque, è ciascuna delle anse, delle sinuosità che i fiumi determinano scorrendo su un terreno piano o con lieve pendenza. Anche questo vocabolo proviene dal tanto bistrattato latino: “meandrus” (curva), tratto dal nome del fiume Meandro che scorre in Asia Minore in numerosissime sinuosità.
In senso traslato, quindi, meandro è sinonimo di “tortuosità di pensiero”: non è affatto possibile seguirlo nei meandri del suo ragionamento. La nostra lingua – a nostro modo di vedere – è ricca di “meandri” dai quali molte persone, anche quelle meno sprovvedute culturalmente, non sanno uscire. Prova ne sia il fatto che moltissime grandi firme della carta stampata e no – “spalleggiate” dai soliti vocabolari permissivi – scrivono (e dicono) “coproduzione “ in luogo della sola forma corretta “comproduzione”.
Si deve dire – ripetiamo – “comproduzione”, e non lo sostiene l’illustre signor nessuno, estensore di queste noterelle, ma l’insigne linguista Aldo Gabrielli che nel suo Dizionario Linguistico Moderno così spiega: “coproduzione è brutto neologismo, specie nel gergo cinematografico. In buon italiano il prefisso ‘co-’ (per ‘con’) si costruisce solo dinanzi a vocale: coabitazione, coincidenza, cooperare, coutente; in ogni altro caso si ha il prefisso ‘con-’, mutato anche in ‘com-’.” E aggiunge: “coproduzione, forma nell’uso, ma errata”.
Riteniamo doveroso, per tanto, soffermarci sul corretto uso del prefisso “con-”. Detto prefisso, dunque, perde la “n” davanti a parole comincianti con vocale (coinquilino); muta la “n” in “m” dinanzi a parole che cominciano con le consonanti “b” e “p” (combelligerante, comproprietario); si assimila davanti alle parole che cominciano con le consonanti “l”, “m” ed “r”: collaboratore, commilitone, corregionale. L’assimilazione – è utile ricordarlo – è un processo linguistico per cui dall’incontro di due consonanti la prima diventa uguale alla seconda, cioè si “assimila”.
È chiaro, però, che in casi di ambiguità non possiamo rispettare “alla lettera” le norme che regolano l’uso di tale prefisso, occorre affidarsi al buon senso. Il “correttore”, infatti, è colui che corregge, il “conrettore”, invece, anche se non a lemma nei vocabolari dell'uso, ma "immortalato" in alcune pubblicazioni,  è la persona che divide la responsabilità del rettorato con un’altra *.
Avete visto, cortesi amici, quanti “meandri” linguistici abbiamo incontrato durante la nostra chiacchierata? Ma non finisce qui. La “congestione”, vale a dire la “gestione comune” di una determinata cosa si potrebbe confondere con la congestione, termine usatissimo in campo medico. Allora? Allora, gentili lettori, in casi di ambiguità dobbiamo ricorrere – gioco forza – all’uso, per altro non molto bello, della perifrasi.
Amici della carta stampata, non fate gli indiani, sapete benissimo di avere un gravoso compito: quello di educare la gente anche e soprattutto dal punto di vista linguistico. Non diffondete, per tanto, parole errate e “coproduzione” è una di queste.
Dimenticavamo: crediamo sia chiaro a tutti il significato dell’espressione “fare l’indiano”, ossia far finta di non capire. L’espressione è nata dalla figura dell’indigeno stereotipato, esattamente degli abitanti delle Indie occidentali, che agli occhi degli uomini europei appariva assente, sbalordito, dando la chiara impressione, appunto, di non capire.
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* Qualche "linguista d'assalto" potrebbe obiettare che si può dire benissimo "co-rettore" per designare la persona che assieme a un'altra condivide la responsabilità del rettorato. Nel caso ricordiamo che i prefissi, tutti, si scrivono "attaccati" alla parola che segue. Corettore, scritto secondo la norma grammaticale, è la grafia dialettale romanesca (o romana) di "correttore". Disattendiamo la regola e scriviamo "conrettore"; salviamo - a nostro avviso - capra e cavoli.


giovedì 3 agosto 2017

Tre latti macchiati, per favore


Cortese dott. Raso,
 qualche giorno fa ero al bar con alcuni amici e ho ordinato tre "latti macchiati". Uno di questi mi ha ripreso sostenendo che è errato pluralizzare il latte. Avrei dovuto ordinare «tre "latte" macchiati». Ho proprio commesso uno strafalcione? "Tre latte macchiati" mi suona veramente male. Un suo cortese parere.
 Grazie e cordiali saluti.
 Umberto C.
 Verona
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Fino a qualche tempo fa il latte era considerato un "nome di massa", per tanto non essendo numerabile era difettivo del plurale. Ora esistono vari "latti": latte detergente, latte tonico ecc. Il suo plurale, quindi, anche se veramente bruttino, è latti. A mio avviso, quindi, si può dire benissimo latti macchiati. Qualche vocabolario comincia, infatti, a riportare il plurale "latti". È lo stesso caso, insomma, di "acqua" e "riso" (la pianta), un tempo classificati tra i sostantivi invariabili. Insomma, gentile Umberto, al bar ordini pure "tre latti macchiati" e il conto lo faccia pagare a chi non è d'accordo sul plurale. Se non piace "latti" (che, ripeto, non si può considerare un errore) c'è l'alternativa: tre bicchieri o tazze di latte macchiato. 

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La parola, ripresa dal Treccani,  proposta da questo portale: omeotelèuto. Aggettivo e sostantivo maschile con il quale si definiscono, in linea generale, le parole che hanno la medesima desinenza.

martedì 1 agosto 2017

Avviso


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