lunedì 5 giugno 2017

Sgroi - Papa Francesco tra "disperazione" e "disisperanza"


di Salvatore Claudio Sgroi *

 Nell'udienza generale del 31 maggio, dinanzi a oltre 15 mila persone in piazza San Pietro, spiegando la Pentecoste, Papa Francesco ha osservato: “Seminatore di speranza, un cristiano può seminare amarezza, può seminare perplessità, e questo non è cristiano, e tu se fai questo non sei un buon cristiano, semina speranza, olio di speranza, profumo di speranza, non aceto di amarezza e di disisperanza”.

Non è la prima volta che Papa Francesco usa in italiano parole -- apparentemente insolite -- che colpiscono gli italofoni. La "disisperanza" è tra queste. Alla base c'è lo spagnolo "desesperanza", che i comuni dizionari bilingui rendono con "disperazione, sconforto" (Arqués-Padoan 2012 Zanichelli), "disperazione"; "esasperazione, irritazione" (Tam 2009 Hoepli e Garzanti-De Agostini 2009).

In spagnolo esiste però anche il sost. "desesperación", a sua volta reso con "disperazione" (Zanichelli), "disperazione; esasperazione, irritazione" (Tam) e "disperazione; esasperazione" (Garzanti).

Papa Francesco avrebbe quindi potuto utilizzare in it. "disperazione", analogo al suo nativo "desesperación".

Qual'è allora la differenza semantica tra "desesperanza" e "desesperación", azzerata nei traducenti italiani dei citati dizionari bilingui? La differenza è ben individuata nel Diccionario de la Real Academia    Española (DRAE) (2014):

"Desesperanza" vale "1. f. Falta de esperanza" i.e. ''mancanza di speranza", "non-speranza"; ed è "3. f. desus. desesperación (‖ alteración extrema del ánimo)". Invece la "Desesperacion" è "1. f. "Pérdida total de la esperanza".

L'adattamento fonologico di Papa Francesco del suo nativo "desesperanza", con "disisperanza", è quindi giustificato da una precisa esigenza semantica. E costituisce un arricchimento del lessico italiano, compatibile strutturalmente. Sia l'italiano che lo spagnolo presentano infatti un ricco paradigma di prefissati (nomi, aggettivi e verbi), rispettivamente con "dis-" e "des-", entrambi con valore negativo. Il De Mauro ne registra 574. E precisa che "dis-" "davanti a sostantivo esprime mancanza, contrario", ess. disamore, discredito, disgrazia, disonestà, disordine, disuguaglianza. La Gramatica descriptiva de la lengua española di Bosque-Demonte (1999) a sua volta puntualizza che "El prefijo des- con valor de privación se une a bases nominales para indicar la carencia de la entidad denotada en el nombre simple", es. "desorden ['disordine']" = "falta de orden ['mancanza di ordine']".

Il neologismo strutturale di Papa Francesco non è comunque una novità assoluta in italiano, perché, stando a Google libri, ci sono almeno due ess. precedenti del 1982 e 2003:

(i) 1982 "questo senso disperato delle cose, questa disisperanza che viene dal fondo, e non dal fondo soltanto dei personaggi, delle loro parole e dei loro gesti" (in Ridotto p. 46);

(ii) 2003 "la disisperanza investe anche le pratiche di documentazione che il ventiseienne ricercatore ebbe modo di conoscere" (Firenze architettura: Dossier p. 122).

L'esempio del Sommo locutore potrebbe naturalmente dare un impulso alla diffusione di "disisperanza" in italiano, trattandosi di un tema-chiave della dottrina di Francesco.


* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania

Autore tra l'altro di

--Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica: dalla parte del parlante (Utet 2010);

-- Scrivere per gli italiani nell'Italia post-unitaria (Cesati 2013);

--Dove va il congiuntivo?  (Utet 2013);

-- Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creatività e norme grammaticali (Libreria Editrice Vaticana 2016)



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