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lunedì 9 luglio 2012

Gioventú digitalizzata






Un interessante articolo di Massimo Arcangeli *

“Fans dei gd io proporrei 1tregua cs serve offenderci a vicenda?noi nn diciamo+cattiverie sui gd se voi ft la stessa cs cn i blue.Fatevi sentire se v va bn…”. “X marshall di dv 6? Da quant’è ke t piace EMINEM?Io da slim!E’ trp figo!W EMINEMx tt la vita!e poi l altra cs:cm faccio a votarlo se nn poxo andare su internet?”. “ciao Isa,sn Piccola Billie Joe,nn sapevo paxaxero i msg,m hai scritto clks?Cm è andata la gita?A me bn!Uffa ho acceso sl now la tv!Risp!!!”.
Sono tre messaggi apparsi qualche anno fa in sovrimpressione su Trl, un programma musicale, trasmesso da MTV, molto seguito dagli adolescenti; li ho riprodotti tal quali, resistendo alla tentazione di intervenire anche di fronte a piccoli terremoti tipografici come l’assenza, qua e là, di uno spazio bianco fra le parole. La pagina tipografica segmenta il parlato in modo irreale, scomponendone il legato ritmico-acustico in forme isolate, distanziate le une dalle altre; sono secoli, tuttavia, che la civiltà occidentale si è retta su questo approccio di lettura. Se i saperi alfabetici appaiono oggi in crisi è anche per gli effetti derivanti da una comunicazione in rete che ha reso problematico proprio il valore degli spazi bianchi tipografici.
Anche una scrittura che registri le sole consonanti, con tutta evidenza, rema contro rispetto a quei saperi: m (= mi); t (= ti); v (= vi); bn (= bene); cm (= come); cn (= con); cs (= cosa); gd (= Green Day, una band punk-pop americana); nn (= non); sl (= solo); msg (= messaggi); trp (= troppo); etc. Scrizioni del genere non sono novità assolute, ma con l’avvento del digitale si è assistito al loro boom. Molti studiosi hanno fatto coincidere la decisiva affermazione del pensiero analitico e astratto con l’aggiunta delle vocali, avvenuta in terra greca, al precedente alfabeto semitico; non è detto che a far breccia per la riaffermazione di un pensiero sintetico e concreto, sull’onda della spasmodica, incontrollabile velocità dei nostri tempi, non sia il processo contrario: la sottrazione di quei cinque miseri segni ai quali, per secoli, siamo rimasti fedeli.
Altre presenze fanno dubitare della natura alfabetica della scrittura dei giovanissimi affezionati di Trl, tanto contratta da sembrare orientata alla simbolizzazione: “1tregua”; “nn diciamo+cattiverie”; “W EMINEMx tt la vita!”; “l altra cs”; “X marshall di dv 6?” (‘per Marshall: di dove sei?’). Come per il tratto precedente (o per ke, poxo, paxaxero), anche qui cifre e operatori matematici rendono manifesto un gioco al risparmio; per quanto è della materia segnica, però, siamo di fronte all’ibrido prodotto di una collisione fra due diversi sistemi di rappresentazione del mondo: uno alfabetico e l’altro numerico. Il discorso coinvolge, com’è evidente, anche le emoticon. Centrali per la definizione del testo digitale in quanto modello o sistema synthesis oriented, sono a loro volta riferibili al suo status di testo ibrido. Rientrano nel generale contesto dell’iniezione di quel combustibile iconico in assenza del quale la macchina virtuale non girerebbe bene.
La spinta impressa dall’iconismo al testo digitale è così forte da far seriamente dubitare che un testo inserito nello “spazio grafico” (graphic space) di una pagina web si possa considerare davvero tale. Consiste in realtà di un complesso “spazio di scrittura” (writing space), un luogo semiotico multistrato che assume senso dall’insieme delle sue componenti – verbali e iconiche – e dal sistema delle loro reciproche relazioni. Ai nativi digitali, per questo aspetto, noi poveri immigrati digitali abbiamo però ben poco da insegnare.

* Linguista, responsabile scientifico del progetto Plida della Società “Dante Alighieri”

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«Per un’incollatura»

Quest’espressione, probabilmente ignota ai piú, si usa allorché si vuol mettere in evidenza il fatto che un dato traguardo è stato raggiunto “per un pelo”, “per pochissimo”. Si adopera soprattutto in relazione a gare, confronti e simili ed essendo tratta dal mondo dell’ippica dovrebbe esser nota agli amanti degli sport equestri. Nel gergo ippico l’ incollatura è la lunghezza del collo e della testa del cavallo, che si misura – quando ci sono dubbi – per stabilire quale tra due cavalli arrivati quasi insieme sia il vincitore della gara.

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